(Marco Ceccarini) Livorno, 11 aprile 2026 – Con la scomparsa di Romano Luperini, avvenuta a Siena oggi, 11 aprile 2026, l’Italia perde una delle voci più autorevoli e lucide della critica letteraria contemporanea. Intellettuale rigoroso e al tempo stesso profondamente impegnato sul piano civile, Luperini ha saputo coniugare analisi scientifica e passione per la realtà, lasciando un segno indelebile negli studi sulla letteratura moderna e contemporanea.
Nato a Lucca il 6 dicembre 1940, Luperini si formò a Pisa frequentando prima il liceo classico Galilei e poi l’università della stessa città. Fin da giovane fu protagonista attivo della vita politica e culturale del Paese: nel 1968 fu arrestato durante una manifestazione studentesca e l’anno successivo partecipò alla fondazione della Lega dei comunisti pisani insieme a Luciano Della Mea. Quel percorso politico confluirà, insieme ad altre esperienze della sinistra extraparlamentare, nella nascita di Democrazia Proletaria nel 1977.
La sua carriera accademica si sviluppò principalmente all’università di Siena, dove fu professore ordinario di Letteratura italiana, affermandosi come uno dei maggiori studiosi del secondo Novecento. Insegnò anche all’estero, all’Università di Toronto in Canada, mentre in anni più recenti ha contribuito alla didattica della letteratura all’università di Catania. Parallelamente all’attività accademica, Luperini è stato animatore instancabile del dibattito culturale: diresse riviste come Allegoria e Moderna e il blog collettivo La Letteratura e Noi.
Il suo lavoro critico si concentrò in particolare sul periodo compreso tra Naturalismo e Avanguardie, con una costante attenzione al rapporto tra letteratura e società. Le sue letture di autori come Giovanni Verga, Eugenio Montale, Franco Fortini, Luigi Pirandello e Federigo Tozzi restano punti di riferimento per profondità interpretativa e capacità di collegare i testi ai processi storici e culturali. In ambito teorico, Luperini sviluppò un approccio dialettico che si distingueva sia dal sociologismo riduttivo sia da letture puramente formaliste, privilegiando una visione complessa e critica del fenomeno letterario.
Accanto alla produzione saggistica, fondamentale è stato il suo contributo alla didattica. Manuali come La Scrittura e l’Interpretazione, realizzato con Pietro Cataldi e Lidia Marchiani, hanno formato generazioni di studenti e insegnanti, proponendo un’idea dinamica e viva della letteratura, inserita nel più ampio contesto della civiltà europea. Opere successive come Liberi di Interpretare e Noi e la Letteratura hanno continuato su questa linea, rinnovando strumenti e prospettive per la scuola contemporanea.
Con la sua scomparsa, viene meno non solo uno studioso di primo piano, ma anche un esempio di intellettuale capace di mettere il sapere al servizio della crescita civile del Paese. Il suo insegnamento resta oggi più che mai attuale, in un tempo che richiede strumenti critici per comprendere la complessità del presente.
