(Marco Ceccarini) Livorno, 6 settembre 2026 – I ventesimi Giochi del Mediterraneo si sono conclusi a Taranto con un successo sportivo straordinario e un bilancio complessivo eccellente. Dal 21 agosto al 3 settembre, la città pugliese è diventata il cuore dello sport internazionale, dimostrando che ci sono realtà che aspettano le occasioni ed altre che scelgono di costruirsele. Taranto appartiene alla seconda categoria e la maggiore città della Toscana costiera, Livorno, dovrebbe prendere esempio dalla seconda città della Puglia dopo il capoluogo Bari.
L’assegnazione dell’evento è stata il risultato di una pianificazione strategica di lungo termine capace di unire istituzioni e territorio in un concreto progetto di sviluppo. Ed è, questo, il punto su cui Livorno dovrebbe riflettere. Alla città dei Quattro Mori, infatti, non mancano storia, identità o vocazione. Essendo una delle culle dello sport italiano, ha espresso campioni olimpici e vanta società di grandissima tradizione. Eppure questo immenso patrimonio non si è mai tradotto nella capacità di attrarre stabilmente appuntamenti multidisciplinari di rilievo sovranazionale.
All’inizio degli anni Duemila, in verità, Livorno avrebbe dovuto far parte di un progetto integrato quando Pisa si fece avanti come capofila per una candidatura della Costa toscana ai Giochi del 2009 ma il Coni decise di sostenere Pescara, che poi si vide assegnati i Giochi. Da allora quella sinergia territoriale è rimasta un’eccezione isolata.
Livorno, dicevamo, possiede tutte le carte in regola: il mare, il porto, la posizione e una radicata identità mediterranea. A volte, però, non basta avere buone carte, bisogna saperle giocare. Livorno potrebbe giocarsele assieme alle realtà dell’area vasta. Oltretutto l’esperienza tarantina, così come quella pescarese del 2009, abbatte senza appello l’alibi dimensionale. Taranto e il suo hinterland non sono demograficamente più grandi di Livorno e della Costa toscana e tantomeno più ricchi o più dotati di strutture sportive ed infrastrutture. Taranto e le province limitrofe, a fronte di investimenti tra i 350 ed i 400 milioni di euro, hanno visto la riqualificazione o la nascita ex novo di circa trenta impianti sportivi, uniti ad interventi di rigenerazione urbana e potenziamento turistico. Una manifestazione come i Giochi del Mediterraneo potrebbero dunque essere, per Livorno, un grande investimento e uno sguardo aperto verso il futuro.
Un grande evento va valutato per l’eredità strutturale ed economica che lascia sul territorio. Questa, in definitiva, è la lezione che la Toscana e in particolare la Costa, dove i Giochi non si sono mai svolti, deve fare propria. Ma per riuscirci servono visione politica, tempi lunghi e la capacità di fare squadra. Taranto 2026 ha dimostrato che non è impossibile. Livorno deve iniziare a chiedersi, concretamente, quando vorrà cimentarsi con una candidatura di prestigio, a livello organizzativo, in relazione ad eventi o campionati multisport come possono essere, ad esempio, i Giochi del Mediterraneo.