(Marco Ceccarini) Livorno, 11 aprile 2026 – Il fondo per il ristoro dei danni subiti dalle vittime di crimini di guerra e contro l’umanità ha lo scopo di erogare i risarcimenti stabiliti dal sistema giudiziario italiano dopo il riconoscimento di una violazione dei diritti fondamentali da parte della Germania nazista durante la seconda guerra mondiale. Il fondo è riservato ai cittadini italiani che hanno subito l’oltraggio dei diritti inviolabili da parte delle forze del Terzo Reich. Non si può accedere al fondo se non si è in possesso di una sentenza, passata in giudicato, che abbia accertato il danno subito e ne abbia determinato il quantum economico.
La disposizione ha valenza nazionale, ma tutto l’iter ha preso il via in Toscana, o meglio grazie al coraggio di un cittadino toscano, Luigi Ferrini, che negli anni Novanta chiese la condanna della Germania per quanto aveva patito. Ferrini nell’agosto del ’44, a soli 18 anni, fu internato in Turingia, dove rimase fino all’aprile 1945. Al termine di un iter giudiziario complesso, nel 2004, la Cassazione riconobbe a Ferrini, originario di Talla in provincia di Arezzo, il diritto al risarcimento, negando al contempo l’immunità alla Germania per crimini contro l’umanità.
Dopo questa sentenza nacque tra Italia e Germania un contenzioso non solo giudiziario ma anche diplomatico. La Germania, infatti, riteneva e ritiene di aver già saldato i debiti di guerra con accordi passati, cosicché l’Italia si è fatta carico dei pagamenti per evitare il pignoramento dei beni tedeschi sul proprio territorio. Ferrini, deceduto nel 2013, aveva infatti chiesto e ottenuto il pignoramento di alcuni beni statali tedeschi.
Nel 2022, al fine di bloccare i pignoramenti ed avviare la distensione su questo punto con la Germania, il governo di Mario Draghi ha istituito il fondo per il ristoro presso il Mef (ministero dell’economia e delle finanze, ndr) per risarcire le vittime italiane, assumendosi l’onere economico al posto della Germania. In altre parole, per risolvere un conflitto giuridico internazionale e tutelare l’immunità giurisdizionale della Germania senza pregiudicare il diritto al risarcimento delle vittime, il ristoro lo eroga lo Stato italiano e non quello tedesco.
La finestra temporale entro cui occorreva intraprendere l’azione giudiziaria si chiudeva nel giugno 2023. Chi non ha agito entro tale data, è rimasto fuori dalla possibilità di accedere ai ristori. Il diritto al ristoro poteva essere fatto valere anche dagli eredi delle vittime se queste non erano più in vita.
Nonostante l’assenza di un elenco pubblico dei beneficiari, dovuta a ragioni di tutela della privacy, diverse sentenze hanno riconosciuto questo diritto. Tra i casi più significativi, in Toscana, si segnala quello di Carlo Castellani, ex calciatore dell’Empoli e del Livorno, cui sono intitolati gli stadi di Empoli e Montelupo Fiorentino, in relazione al quale il figlio Franco Castellani si è visto riconoscere il ristoro. Nello scorso mese di gennaio sempre il Tribunale di Firenze ha riconosciuto il diritto agli eredi di un cittadino di Ortignano Raggiolo in provincia di Arezzo, Ferdinando Santini, che fu ucciso e impiccato nel luglio 1944. Sempre di recente, inoltre, la ragione è stata riconosciuta a Virgilio Rovai, figlio di Aldo Rovai, sopravvissuto ai campi di sterminio nazisti, oggi scomparso.
Molte, dicevamo, sono le sentenze favorevoli ai familiari discendenti di vittime del Terzo Reich. Una di queste, ad esempio, riguarda la famiglia di Giovanni Nonis, all’epoca vicedirettore del manicomio di Montelupo Fiorentino. Un’altra, tra le varie, è quella di Gaetano Comunale, residente ad Empoli ma nato a Santa Maria Capua a Vetere.
Oltre a quello di Firenze, pronunce favorevoli sono state emesse dal Tribunale di Trieste, che ha riconosciuto il diritto al ristoro ai figli di cittadini italiani deportati per lavori forzati. Diverse di queste sentenze, in ogni caso, riguardano l’Empolese Valdelsa, dove nel complesso sono state registrate sei sentenze positive relative a nove deportati complessivi. In quell’area, infatti, vi fu una cospicua deportazione a seguito degli scioperi del marzo 1944.
La dotazione finanziaria del fondo è definita per legge e l’accesso avviene tramite una specifica procedura amministrativa. Si tratta di un riconoscimento tardivo ma rilevante. Il fondo rappresenta infatti la volontà di riconoscere e compensare le gravi violazioni subite da cittadini italiani durante uno dei periodi più drammatici della storia dell’Europa contemporanea. In questo senso molti politici, rappresentanti istituzionali ed amministratori locali, sono impegnati nel rendere giustizia e nel far conoscere le storie di chi subì soprusi, ingiustizie, violazione di diritti e spesso la morte nei campi di concentramento della Germania nazista.
In Toscana tra gli amministratori più attivi vi è l’assessore alla Memoria del Comune di Montelupo Fiorentino, Lorenzo Nesi, impegnato a coltivare il ricordo di quei tragici fatti e il riconoscimento ai familiari dei diritti riconosciuti rispetto al fondo ristori. Il senatoreDario Parrini, a sua volta, è impegnato in una battaglia politica ed istituzionale per sbloccare i risarcimenti destinati alle vittime dei crimini del Terzo Reich perché, una volta avuto riconosciuto il diritto teorico, non è facile accedere concretamente al risarcimento. Secondo Parrini esiste una sorta di “boicottaggio” da parte dello Stato italiano. Vincere una causa, purtroppo, in questo momento significa aggiudicarsi una battaglia ma non la guerra. E per fare in modo che ottenere una sentenza favorevole non diventi una mera vittoria di Pirro occorre che i fari dell’opinione pubblica rimangano accesi sull’intera vicenda.
