(Marco Ceccarini) Livorno, 16 agosto 2026 – Per capire quanto fu profonda la ferita lasciata nella società italiana dalla sconfitta subita dalla Nazionale di calcio dalla Corea del Nord ai Mondiali del 1966 bisogna andare alla vigilia della competizione, quando in Italia si discuteva di convocazioni e scelte tecniche. In Toscana aveva fatto molto discutere ed anche indignare l’esclusione di Armando Picchi e Giuliano Sarti, due giocatori legati alla storia calcistica regionale. In generale la spedizione azzurra partì per l’Inghilterra avvolta dalle polemiche e dalle critiche. Di conseguenza, anche in virtù dello scarso impiego dell’estroso Gigi Meroni, non deve stupire che le decisioni del commissario tecnico Edmondo Fabbri, quando il 19 luglio gli azzurri furono eliminati a Middlesbrough, tornarono inevitabilmente al centro delle polemiche.

La sconfitta contro la Corea del Nord, considerata alla vigilia un avversario assolutamente inferiore sul piano tecnico e tattico, oltre che per il valore dei giocatori, fu uno shock clamoroso e tale è rimasto nella storia del calcio italiano. Il gol di Pak Doo-ik trasformò il suo nome in una formula proverbiale, sinonimo di disfatta inattesa. In Toscana, alla delusione per l’eliminazione, si aggiunse il rimpianto per i giocatori rimasti a casa, soprattutto per il difensore livornese Picchi, capitano dell’Inter, ma anche per il portiere fiorentino d’adozione Sarti, anche lui in quel momento all’Inter, che era stato protagonista di importanti stagioni nella Fiorentina.

È proprio da Pak Doo-ik che il giornalista Giovanni Tosco, caposervizio di Tuttosport, è partito per dipanare il suo nuovo libro, dal suggestivo titolo “Chiedi chi era Pak Doo-ik, Fabbri e la maledetta Corea”, pubblicato da Minerva, con il quale lo scrittore e giornalista, dopo il successo di “Sparwasser, l’eroe che tradì”, torna su un altro calciatore diventato suo malgrado simbolo di un’epoca e di un episodio sportivo.

Accanto a Pak Doo-ik, nel libro di Tosco, c’è Fabbri, il commissario tecnico sul quale ricadde gran parte della responsabilità della disfatta. Tosco prova però a sottrarlo al ruolo di semplice capro espiatorio, ricostruendo le pressioni, le aspettative e le scelte che accompagnarono quella spedizione mondiale.

Il libro va oltre la leggenda del “dentista coreano”. Pak Doo-ik era stato tipografo prima di entrare nell’esercito e, dopo il gol all’Italia, fu promosso sergente. La sua storia restituisce anche il clima politico degli anni Sessanta, quando il calcio era profondamente intrecciato alla propaganda e alle contrapposizioni della “guerra fredda”.

A Middlesbrough, inoltre, la Corea del Nord aveva conquistato la simpatia degli abitanti, nonostante provenisse da un Paese politicamente lontano dall’Occidente. L’Italia, da parte sua, arrivò alla partita con la convinzione di poter controllare facilmente l’incontro. Il gol di Pak Doo-ik capovolse tutto: la sorpresa lasciò spazio all’incredulità e poi alla ricerca dei responsabili.

In Toscana quella ricerca si intrecciò con una domanda precisa: quanto avrebbe potuto cambiare quella Nazionale con Picchi e Sarti? La risposta, naturalmente, appartiene al territorio dei “se” della storia, ma proprio quei dubbi contribuirono a rendere la sconfitta ancora più dolorosa e discussa.

La Corea del Nord, dopo aver eliminato l’Italia, sfiorò persino l’impresa contro il Portogallo nei quarti di finale, portandosi sul tre a zero prima della rimonta guidata da Eusébio da Silva Ferreira. Una parentesi brevissima, ma sufficiente per entrare nella storia dei Mondiali.

È questo il punto di forza del racconto di Tosco: partire da una partita per parlare di uomini, memoria e leggenda. Pak Doo-ik rimase prigioniero di un solo gol; Fabbri di una sola sconfitta. E in Toscana quella partita continua a essere ricordata anche attraverso le assenze di Picchi e Sarti, che alimentarono allora e negli anni successivi il dibattito su ciò che avrebbe potuto essere. La “maledetta Corea” durò novanta minuti. La sua memoria, invece, è arrivata fino a oggi.

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