(Marco Ceccarini) Livorno, 17 aprile 2026 – In alcune zone della Toscana il terreno manda segnali inquivocabili da secoli: vapore che filtra dal suolo, soffioni boraciferi, calore che emerge silenzioso tra colline apparentemente immobili. È un paesaggio che sembra immutabile, ma sotto la superficie continua ad operare una macchina complessa e profonda. Adesso quella sensazione intuita da geologi e tecnici prende contorni decisamente più definiti.
Un nuovo studio, secondo quanto si legge sul sito dell’Ingv, Istituto nazionale di geofisica e vulcanologia, rivela che nelle aree geotermiche di Larderello e dell’Amiata esistono enormi volumi di materiale magmatico e rocce parzialmente fuse tra gli otto ed i quindici chilometri di profondità. La ricerca, guidata dall’Università di Ginevra con la partecipazione del Cnr Igg di Firenze e dello stesso Ingv, è stata pubblicata sulla rivista Communications Earth & Environment.
Secondo i risultati, la geotermia toscana poggia su un sistema profondo molto più esteso di quanto si ritenesse finora. Le anomalie individuate corrispondono a circa 6 mila chilometri cubi di materiale e parzialmente fuso nell’area di Larderello e Travale per circa 2 mila chilometri cubi sotto il monte Amiata. Dimensioni che, su scala geologica, richiamano i grandi serbatoi magmatici di sistemi celebri come Yellowstone, Toba o Taupō. Nonostante ciò, gli autori escludono segnali di attività vulcanica imminente.
La scoperta colpisce proprio per questa apparente discrezione. In molte regioni del pianeta, serbatoi simili si manifestano con fenomeni evidenti: crateri, deformazioni del terreno, eruzioni o emissioni massicce di gas. In Toscana, invece, l’attività magmatica è stata ed è prevalentemente plutonica: il magma tende a solidificarsi in profondità senza raggiungere la superficie. Questa “calma” geologica ha contribuito a mantenere nascosto il sistema per milioni di anni.
Per ricostruire questa struttura invisibile, i ricercatori hanno utilizzato la tomografia del rumore sismico ambientale. Si tratta di una tecnica che analizza le vibrazioni continue della Terra generate da fenomeni naturali e attività umane, senza ricorrere a esplosioni o perforazioni invasive. Grazie a oltre sessanta sismometri ad alta risoluzione, è stata ottenuta una mappa tridimensionale della crosta toscana fino a circa quindici chilometri di profondità.
I dati mostrano anomalie significative nella velocità delle onde sismiche: rallentamenti fino al 20 per cento ed oltre, compatibili con la presenza di magma o fusione parziale. Questa sorta di “radiografia” del sottosuolo conferma ed integra indizi già noti: flussi di calore assai elevati, intensa microsismicità, gradienti geotermici estremi e la presenza di fluidi supercritici. In particolare, nell’area di Larderello e Travale si registrano temperature che possono superare i 500 gradi già a circa tre chilometri di profondità.
Le implicazioni della scoperta sono rilevanti. Da un lato, rafforzano il legame tra il sistema profondo e lo sfruttamento energetico attuale, offrendo nuovi strumenti per stimare il potenziale geotermico e pianificare futuri sviluppi. Dall’altro, aprono prospettive anche nel campo delle materie prime critiche.
Litio ed elementi delle terre rare, fondamentali per batterie, elettronica e tecnologie energetiche, sono spesso associati a sistemi magmatici profondi. Una conoscenza più precisa della distribuzione del calore e dei fluidi potrebbe quindi rendere più efficiente anche l’esplorazione mineraria, con implicazioni dirette per la sicurezza energetica e industriale europea.
Il tutto in un territorio che convive con la geotermia da oltre un secolo. Larderello è considerata la culla della produzione geotermica elettrica a livello internazionale ed ancora oggi rappresenta uno dei poli più importanti a livello mondiale, il tutto nel contesto di un paesaggio suggestivo ed armonico sul piano della bellezza naturalistica. Sapere che sotto questo iconico paesaggio si estende un sistema così vasto cambia la prospettiva: la geotermia non è più soltanto una risorsa locale, ma una vera infrastruttura strategica per il futuro energetico.
