Le dune di Tirrenia (foto libera da diritti tratta da Commons.wikimedia.org)

(Redazione) Pisa, 10 marzo 2026 – Il delicato equilibrio morfologico e biologico del tratto costiero compreso tra Pisa e Livorno sta subendo una profonda alterazione. A evidenziarlo è un’indagine accademica condotta dal Dipartimento di Biologia dell’Università di Pisa e pubblicata recentemente sulla rivista scientifica internazionale Regional Studies in Marine Science.

La ricerca restituisce un quadro preoccupante: gli ambienti dunali della zona risultano in forte contrazione, inserendosi in una tendenza che riguarda l’intero territorio nazionale. Secondo i parametri della Direttiva Habitat dell’Unione Europea, infatti, l’89% di questi ecosistemi in Italia è attualmente considerato a rischio.

Il confronto con il passato

Lo studio si basa su un confronto temporale tra due campagne di monitoraggio. I ricercatori hanno riesaminato alcune superfici di rilevamento della vegetazione, i cosiddetti “plot”, le cui coordinate Gps erano state registrate durante una precedente indagine svolta tra il 2005 e il 2007.

Il nuovo campionamento ha evidenziato una trasformazione radicale del paesaggio costiero: in diversi punti che vent’anni fa erano caratterizzati da dune e superfici sabbiose, oggi si estende direttamente il mare. La perdita di habitat è quindi non solo ecologica ma anche fisica, legata all’arretramento della linea di costa.

San Rossore e l’avanzata dell’erosione

Particolarmente significativa è la situazione lungo i dodici chilometri di litorale della Tenuta di San Rossore, compresi tra le foci dei fiumi Arno e Serchio. In questa area il principale fattore di degrado è l’erosione naturale.

Dei 24 plot originariamente individuati, i ricercatori sono riusciti a localizzarne soltanto 13: gli altri risultano ormai sommersi dal mare. Il dato conferma una tendenza già documentata dalle serie storiche: tra il 1938 e il 2005 la linea di costa in questa zona è arretrata fino a 400 metri, con punte di erosione di circa 6,8 metri all’anno.

Alla perdita fisica delle dune si aggiunge un’alterazione della composizione vegetale. La diffusione di specie invasive, tra cui *Ailanthus altissima*, favorisce infatti la formazione di coperture vegetali più dense che tendono a sostituire i tipici spazi aperti sabbiosi, fondamentali per l’equilibrio dell’habitat dunale.

Calambrone e la pressione delle attività umane

Uno scenario diverso emerge invece a Calambrone, lungo i circa 3,5 chilometri di costa presi in esame. Qui la trasformazione dell’ambiente è attribuibile soprattutto alla pressione antropica.

L’analisi dei 28 plot individuati nella zona ha mostrato che le sei stazioni di rilevamento più vicine al mare, presenti vent’anni fa, sono completamente scomparse. Al loro posto sorgono oggi stabilimenti balneari e infrastrutture turistiche.

Il peso delle attività umane è confermato anche dai numeri del turismo: nel 2024 il litorale pisano ha registrato oltre 2,1 milioni di presenze. Un afflusso che incide direttamente sui delicati meccanismi di rigenerazione della vegetazione costiera.

Come spiega la professoressa Daniela Ciccarelli dell’Università di Pisa, molte specie annuali che crescono vicino alla riva, tra cui la Cakile maritima, sopravvivono all’inverno conservando i semi sotto lo strato di sabbia. Il problema nasce con l’inizio della stagione balneare: il calpestio intensivo e le operazioni di pulizia meccanica delle spiagge rimuovono insieme ai rifiuti anche frutti e sementi, impedendo alle piante di completare il loro ciclo vitale e di rigenerare l’ecosistema dunale.

Un equilibrio sempre più fragile

Il quadro che emerge dallo studio evidenzia dunque una doppia pressione sugli ecosistemi costieri: da un lato i processi naturali di erosione, dall’altro l’impatto crescente delle attività umane. Un insieme di fattori che sta modificando profondamente il paesaggio e riducendo la resilienza di uno degli ambienti più fragili del territorio mediterraneo.

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