Un momento della manifestazione

(Lapo Cosmai) Firenze, 11 febbraio 2026 – Centinaia di lavoratrici e lavoratori della Regione Toscana, quasi cinquecento, hanno manifestato sotto la sede del Consiglio regionale, mentre era in corso una seduta dell’Assemblea legislativa, per protestare contro il taglio del fondo per il salario accessorio dei dipendenti regionali. Una vertenza che, secondo i sindacati, si trascina da anni e che oggi si intreccia con il dibattito politico sull’aumento dei costi della politica regionale.

Dal presidio, sotto la regia dei sindacati, è emersa una posizione compatta. Le organizzazioni sindacali denunciano una riduzione complessiva di circa 4 milioni di euro dal 2022 a oggi, cioè da quando la Corte dei Conti ha affermato che i costi per i gruppi dei partiti in Consiglio e per il personale a chiamata diretta degli assessorati in Giunta non devono gravare sul bilancio ordinario della Regione.

Francesco Valtorta, esponente della Cgil e portavoce della Rsu aziendale, ha ricordato che la vertenza è nata con un primo taglio di 2 milioni di euro e che la questione si è poi sovrapposta al tema dei costi della politica. Secondo la Cgil, quelle risorse “devono tornare nel fondo dei dipendenti pubblici” perché il salario accessorio, in un contesto di forte inflazione, non rappresenta più una componente marginale, ma una parte essenziale del reddito.

Netto è il giudizio della Uil Fpl Toscana. Il segretario generale Flavio Gambini ha evidenziato la contraddizione tra il taglio al salario accessorio e l’ipotesi di aumentare i costi della politica, ad esempio con l’introduzione di un nono assessore. “Non è logico aumentare i costi in Regione mentre mancano 2 milioni sul salario accessorio”, ha detto, annunciando un incontro con il presidente della Regione, Eugenio Giani, per il 17 febbraio.

Sulla stessa linea si è detto Andrea Bordo della Cisl, che ha sottolineato come il taglio si sia ripetuto nel 2021. Si tratta di somme destinate a retribuire una parte “fondamentale” del salario. Il rischio, secondo lui, è avere “una busta paga più bassa per i dipendenti pubblici”.

Massimo Milucci della Usb ha parlato di “pozzo senza fondo” denunciando la sottrazione di ulteriori 2 milioni dopo quelli già tolti nel 2021.

In sintesi, per i sindacati la questione è economica, ma anche politica. Il salario accessorio è considerato parte integrante della retribuzione e la sua riduzione viene vista dalle organizzazioni sindacali come una penalizzazione per i circa 3 mila 500 dipendenti regionali.

Il presidente della Regione Toscana ha riconosciuto la legittimità della protesta, definendola “giusta” nella sua funzione di sollecitazione. Tuttavia ha respinto l’idea che la responsabilità sia politica. Secondo Giani, infatti, le risorse integrative erano già state previste, ma sono state bloccate da un diniego in sede di Corte dei Conti. Si tratterebbe dunque di uno stop tecnico-contabile, non di una scelta della Giunta regionale. Il presidente Giani, anzi, ha assicurato la volontà di individuare una soluzione alternativa per far arrivare le risorse ai dipendenti, ribadendo di volere personale “motivato” ed adeguatamente gratificato dal punto di vista economico.

Al termine di un incontro avvenuto nello studio della presidente del Consiglio regionale, Stefania Saccardi, è stato confermato un confronto tra le parti il 17 febbraio, al quale sarà presente, come annunciato da Gambini, il presidente Giani. L’incontro tra Rsu, capigruppo e vertici istituzionali, al quale ha partecipato anche Giani, si è svolto a margine del presidio.

Nel frattempo, all’interno della maggioranza, sono emerse accenti differenti. I Cinque Stelle, con la consigliera Irene Galletti, ha espresso “piena disponibilità all’ascolto” delle istanze dei lavoratori. Pur facendo parte della maggioranza, i Cinque Stelle rivendicano autonomia di giudizio e richiamano il principio del contenimento dei costi della politica come valore fondativo del movimento. Galletti ha sottolineato che non può esserci un’accettazione passiva delle decisioni e ha chiesto un approfondimento serio e tempestivo delle richieste sindacali.

Anche Alleanza Verdi e Sinistra ha manifestato vicinanza ai lavoratori, definendo il tema posto dai sindacati “molto sentito e urgente”. I consiglieri hanno evidenziato la necessità di una forte volontà politica per affrontare una questione tecnicamente complessa ma non più rinviabile. I consiglieri di Avs si sono detti soddisfatti per l’apertura verso una soluzione politica mostrata dal presidente della Regione.

Assai critico è stato invece l’intervento di Fratelli d’Italia. I consiglieri hanno parlato di una “dimostrazione plastica” dell’abbandono dei lavoratori da parte della sinistra. Secondo FdI la protesta odierna ha messo in evidenza una frattura tra chi governa la Regione e la società, resa ancora più evidente dall’aumento dei costi della politica a fronte delle decurtazioni subite dai dipendenti. La priorità, secondo FdI, dovrebbe essere garantire condizioni di lavoro adeguate ai dipendenti regionali, piuttosto che introdurre nuove misure simboliche.

Al centro dello scontro resta la natura del problema: per la Giunta si tratta di un blocco tecnico imposto dagli organi di controllo contabile; per sindacati e opposizioni, invece, la questione assume una dimensione politica, soprattutto se messa in relazione con le scelte sui costi della politica.

Il confronto del 17 febbraio sarà un passaggio decisivo per capire se la vicenda potrà trovare una soluzione condivisa o se la mobilitazione proseguirà. Nel frattempo, tuttavia, la protesta ha già raggiunto un primo risultato: riportare al centro del dibattito regionale il tema delle retribuzioni dei dipendenti pubblici e del rapporto tra spesa politica e diritti dei lavoratori. Il che è sicuramente un buon punto di partenza.

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