Omar Sivori con la maglia del Napoli (foto libera da diritti tratta da Wikipedia)

(Marco Ceccarini) Livorno, 22 aprile 2023 – Dici Juventus-Napoli, gara in programma a Torino domani, domenica 23 aprile, e non puoi non pensare all’ultima partita di Omar Sivori, angelo dalla faccia sporca, alla sua uscita dal mondo del calcio giocato che accese la rivalità tra azzurri e bianconeri, anche se quella gara, in verità, fu Napoli-Juventus.

Era 1° dicembre 1968 e al napoletano San Paolo mancava un minuto alla fine del primo tempo, con il Napoli in vantaggio, quando l’ennesimo fallo dello juventino Erminio Favalli sul fuoriclasse italo-argentino, scatenò la rissa.

Sivori, che della Juventus era stato il capitano, giocava nel Napoli da tre anni, dopo che aveva lasciato Torino perché in rotta di collisione con l’allenatore bianconero Heriberto Herrera. Il quale, ancora sulla panchina juventina, in quella gara lo aveva fatto marcare da Favalli con il quasi esclusivo compito di fagli saltare i nervi.

All’ennesima entrata sui polpacci, Sivori perse le staffe e colpì l’avversario sotto gli occhi dell’arbitro Fulvio Pieroni di Roma, che lo espulse. Scoppiò il finimondo. Sivori prese il pallone e lo scagliò addosso a Favalli, poi gli rifilò un calcetto provocatorio. Venne accerchiato da alcuni giocatori della Juventus, ma Dino Panzanato intervenne in sua difesa. Panzanato era il classico difensore sempre pronto alla lotta. Qualche anno prima, durante un’amichevole del Napoli in Germania finita in rissa, aveva dato un morso e preso a calci un cavallo della Polizia tedesca entrata in campo per sedare la rissa. Sandro Salvadore lo centrò con un pugno. Panzanato cadde a terra ma subito si rialzò e rifilò due gran cazzotti al giocatore juventino.

Tutti sanguinanti, furono tutti espulsi. E in seguito tutti squalificati. Panzanato, che ebbe cinque punti di sutura, fu fermato per nove turni, a Salvadore andarono venti punti e quattro giornate, a Sivori sei giornate di squalifica. Anche l’allenatore del Napoli, Beppe Chiappella, entrato sul terreno di gioco, venne squalificato. Lui, per due mesi.

Pochi giorni dopo, indignato per quanto accaduto, Sivori convocò una conferenza stampa in cui sparò a zero sul calcio italiano e sulla Juventus, accusando i bianconeri di averlo voluto “far fuori”. In quell’occasione annunciò il suo ritiro dal calcio giocato.

Altri giorni dopo, esattamente il 21 dicembre, mentre le polemiche ancora infuriavano, Sivori intervenne in collegamento da Napoli a “Canzonissima”, condotta da Walter Chiari, dove davanti a una ventina di milioni di telespettatori, in giacca chiara e cravatta, confermò che aveva deciso di abbandonare il calcio e l’Italia, dove disse che sarebbe tornato solo “da turista”.

Con tono pacato, lo sguardo fiero, Sivori operò l’unica scelta che, in cuor suo, poteva operare per non abbassare la testa: lasciare sullo sfondo della sua vita la Juventus, il Napoli, il calcio e perfino l’Italia per tornare nella sua Argentina. In quel collegamento, parlando amabilmente con il suo interlocutore, ricordò anche i momenti belli passati in maglia bianconera. Azzardò pure un pronostico sulla vittoria del campionato in corso prevedendo una lotta a due tra Milan e Cagliari, ma sbagliando, dato che in quella stagione lo scudetto lo vinse la Fiorentina. Poi salutò i tifosi italiani. Quella era, fu, la sua via d’uscita.

Inutile dire che la vittoria del Napoli con la bella doppietta di Vincenzo Montefusco e il gol di Pietro Anastasi con cui la Juventus era addirittura passata in vantaggio, passò del tutto in secondo piano, in quel caldo dicembre del già caldo ‘68. Sivori, che aveva 33 anni, preferì effettuare un’uscita da divo, degna della sua fama, piuttosto che tornare in campo a fine gennaio. Svuotò la sua villa di Posillipo, vendette la Mercedes, spedì a Buenos Aires tutto quello che poteva spedire con la nave “Rio Colorado” e rifiutò l’offerta del Napoli di occuparsi del settore giovanile. La vigilia di Natale si imbarcò a Roma su un aereo diretto a Buenos Aires.

Si spensero così le luci del calcio giocato su Omar Sivori da San Nicolás de los Arroyos, uno dei più forti fantasisti di tutti i tempi, ma si accese, o meglio si inasprì, la rivalità calcistica tra Juventus e Napoli, tra i tifosi azzurri e bianconeri, che dura ancora oggi e che neppure la notevole distanza tra Torino e Napoli, circa novecento chilometri, in tutti questi anno ha potuto affievolirne la consistenza.

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